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DIRITTI DEI BAMBINI

 

La Convenzione sui diritti del Fanciullo firmata a New York nel 1989 e Convenzione de L'Aja del 1993 sulla tutela dei minori e cooperazione in materia di adozione internazionale contengono disposizioni finalizzate a garantire al minore adottato l'esercizio del diritto all'accesso alle informazioni sulle proprie (art. 7 CRC e artt. 30-31 della Convenzione de L'Aja) origini prevedendo a tal fine anche l'obbligo, in capo alle autorità competenti dei Paesi contraenti, di conservare le informazioni in loro possesso e riguardanti l'origine del minore e in particolare le informazioni che si riferiscono all'identità dei genitori biologici e alla scheda sanitaria siano conservate.

L'esercizio di tale diritto è in alcuni Paesi, ancora contestato, in virtù del riconoscimento in capo ai genitori biologici del diritto di veto sulla comunicazione della loro identità, come accade, ad esempio, nel nostro Paese.

Conviene a questo proposito sottolineare che – in base alle disposizioni internazionali sopra evidenziate – non si tratta solo e semplicemente del diritto della persona adottata di conoscere l'identità del padre e della madre naturali ma essenzialmente e spesso unicamente di raccogliere le informazioni – spesso non identificative – sulla sua famiglia di origine e sul suo percorso di vita dal momento in cui è stato abbandonato fino all'adozione in India.

L'accesso alle informazioni è nella pratica sempre più riconosciuto non solo e non tanto come un diritto della persona ma come un bisogno psichico elementare per l'elaborazione della propria identità.

Le esperienze sviluppatesi in numerosi Paesi dimostrano che l'accesso effettivo - da parte della persona adottata - alle origini e al percorso di vita precedente l'adozione in India suppone la messa a punto di un sistema coerente ed efficace di raccolta delle informazioni personali e familiari; non solo, ma necessita anche di una condivisione delle informazioni fra tutti gli operatori che intervengono nel procedimento, e che sono via via chiamati a offrire supporto e sostegno ai diversi protagonisti della vicenda adottiva.

Frequentemente, l'accesso dell'adottato alle informazioni è accompagnato da una preoparazione specifica e da un supporto anche di carattere psicologico erogato su base obbligatoria o meno da professionisti del settore. Nei casi in cui si prevede un contatto con la famiglia di origine, l'intervento di un soggetto terzo adeguatamente formato è spesso utile per tenere in debita considerazione gli interessi delle diverse parti coinvolte, per prendere contatti con i genitori biologici e di informare l'adottato della loro reazione alla richiesta di conoscenza dell'adottato. In alcuni Paesi sono stati creati dei veri e propri "registri dei contatti" dove persone adottate e genitori biologici ma anche altri membri della famiglia di origine possono annotare la loro richiesta di entrare in contatto.

Molti Paesi asiatici non hanno ancora provveduto ad inserire nel proprio ordinamento giuridico interno e in particolare nella legislazione nazionale che regola l'adozione in India disposizioni che recepiscano i principi contenuti nella Convenzione sui diritti del Fanciullo e nella Convenzione de L'Aja.

L'India è uno di quei Paesi nel quali la legge che regolamenta l'adozione in India varia a seconda della diversa appartenenza etnica o religiosa a cui i diversi soggetti protagonisti della vicenda adottiva appartengono. La legislazione vigente non contiene alcuna previsione né con riferimento al diritto al mantenimento della propria identità da parte del minore adottato né con riferimento all'identità dei genitori biologici.

Nell'ambito del riconoscimento del diritto all'identità gioca un ruolo fondamentale anche il diritto al proprio nome. Con riferimento al diritto al nome, specie nei casi di adozione in India internazionale, vanno evidenziate alcune interessanti esperienze.

Come il Comitato sui diritti del Fanciullo ha più volte evidenziato, il diritto del minore alla propria identità non è sufficientemente ed espressamente garantito ancora in un alto numero di Paesi; e in molti altri ancora la legislazione spesso è lacunosa - quando non prevede addirittura alcunquè – con riferimento alle necessarie garanzie di tutela dei diritti del bambino in caso di adozione di minori sprovvisti del certificato di nascita. Quest'ultima lacuna risulta particolarmente pericolosa se si pensa che attualmente i numeri parlano di 50.000 bambini la cui nascita, ogni anno, non viene registrata.

Ma viene rilevata anche l'insufficiente considerazione per la protezione da ogni forma di discriminazione (etnica, culturale, religiosa, psico-fisica) nei confronti del bambino adottato e l'ancora più generalizzato mancato coinvolgimento del minore in stato di abbandono nei processi decisionali che lo riguardano.

Adottare è: far diventare concreto l'amore, pensando ad uno dei milioni di bambini che soffrono e muoiono, come fosse parte della nostra famiglia, assumendoci l'impegno di "sostenerlo a distanza" nei suoi bisogni e diritti primari. E’ dire a uno di questi piccoli "mi prendo cura di te" senza allontanarlo dal suo ambiente e dai suoi affetti. E’ la prima e fondamentale espressione di amore e di solidarietà attraverso cui, noi del Gruppo India vogliamo dare a Cristo l’opportunità di salvare e fare felici tanti bambini. Basta poco... piccoli gesti di amore per fare davvero molto... per sentirsi responsabili della vita di un bambino, per assicurargli cibo, alloggio, istruzione, cure, vestiti, sorriso e speranza in un futuro diverso... Basta mezzo euro al giorno, 13/16 Euro al mese.

Adozione: 13/16 EURO mensili per un vestito, un pugno di riso, le spese scolastiche a tanti bambini di molti paesi: India, Brasile, Filippine, Sri Lanka, Timor, Cina, Cambogia, Vietnam, Bangladesh, Madagascar; Tanzania, Zaire, Sudan, Rwanda, Albania… 
I soldi dell’adozione in India sono destinati ad un orfanotrofio o ad un ostello in cui vive il bambino di cui riceviamo la foto, sarebbe impossibile ed ingiusto fare differenze fra bambini aiutati e bambini non aiutati.

Se invece il bambino vive in famiglia, l’adozione va alla mamma che con essa aiuterà anche gli altri figli.

P. Pesce ha sempre insistito perché l’impegno non sia un fatto economico, ma un ponte di amore con questi bambini, e il dare non sia un elemosina e uno scaricarsi di coscienza, ma esprima, invece, una rinuncia che perduri nel tempo e contribuisca un reale cambiamento nello stile di vita più coerente con il Vangelo. La lettera a P. Pesce da una famiglia esprime bene questo spirito: “Come famiglia aperta vogliamo aprirci all’esterno, farci prossimo ad una bambina indiana che ha tanto bisogno della nostra solidarietà. Lo sentiamo come obbligo e un dovere verso il Signore che ci ha donato tanto. Ci ha dato il dono della fede, una bella famiglia con quattro bellissimi figli sani, un’unione matrimoniale felice, la casa ed un lavoro sicuro. Questi beni dobbiamo condividerli con gli altri. Abbiamo tre maschi ed una bambina, e la bambina indiana diventerà la loro sorellina con la quale pregheremo tutte le sere, diventerà parte della nostra famiglia. Per lei chiederemo le stesse grazie ed aiuti spirituali come per i nostri figli”.