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Normativa di riferimento

 
  • The Guardians and Wards Act del 1890 relativo alla tutela e all’affidamento di minori.
  • Sentenza della Corte Suprema dell’India del 06.02.1984 relativa ai principi che regolano l’adozione.
  • Linee guida per l’adozione di minori indiani (1995) – direttiva del Ministero degli Affari Sociali relativa all’adozione.
  • Linee guida per l'adozione di minori indiani (2006).

La nuova normativa che ha regolamentato l’adozione in India internazionale – legge n.476/1998 di ratifica della Convenzione dell’Aja del 29 maggio 1993 – costituisce lo strumento principale attraverso cui si è voluto far fronte al fenomeno, in grandissimo incremento, che vede sempre più un maggior numero di coppie aspiranti all’adozione in India rivolgersi nei paesi esteri.

La nuova disciplina ha imposto, evidentemente, una profonda revisione culturale ed organizzativa sia in coloro che si accingono ad adottare un bambino che viene da un paese estero, sia negli operatori giudiziari, psico-sociali e sanitari che ad oggi sono impegnati nel preparare, facilitare, seguire e decidere l’inserimento di un bambino straniero in una famiglia italiana ed al contempo un nuovo contesto sociale.

In ogni caso se da un lato è da considerarsi positiva la tendenza, ormai ampiamente dimostrata dall’elevato numero di coppie aspiranti all’adozione all’estero, all’accettazione di un bambino che non solo viene da lontano, ed è portatore di culture diverse, ma che spesso evidenzia anche caratteristiche somatiche diverse dalle proprie, dall’altro, però, non è del tutto svanito il dubbio che molte persone, forse non sufficientemente preparate, accettino l’adozione in India internazionale non come libera scelta conseguente ad una seria valutazione e comprensione di ciò che effettivamente implica una tale adozione in India, ma solo come ripiego quando diventano evidenti le scarse probabilità o possibilità di ottenere un’adozione nazionale. In questi casi i rischi di un drammatico fallimento dell’esperienza diventano rilevanti non tanto nel primo momento dell’inserimento del bambino in famiglia, quanto al momento della sua crisi adolescenziale, che i genitori non sono in grado di gestire e contenere, ed in cui è facile che riemergano i vecchi pregiudizi nei confronti del bambino che viene da lontano con un difficile vissuto alle spalle.

Di fondamentale importanza è, pertanto, che i soggetti implicati in tutto il complesso iter adozionale in India soffermino la propria attenzione ed approfondiscano quanto più possibile ogni passaggio relativo all’attività di informazione e formazione di ogni coppia aspirante all’adozione in India sui suddetti aspetti. In quanto tanti più elementi e strumenti quest’ultima avrà a propria disposizione per valutare il contesto adozionale all’estero, tanto più la sua scelta sarà consapevole e soprattutto responsabile.

Non si deve inoltre dimenticare il principio secondo cui (articolo 4 della Convenzione dell’Aja) l’adozione internazionale è possibile solo dopo che siano esperiti tutti i tentativi per consentire che il bambino possa rimanere nella sua famiglia di origine. A tal fine è auspicabile che il fenomeno del sostegno a distanza, impropriamente definito “adozione a distanza”, possa subire un sempre maggiore incremento ed al contempo un migliore inquadramento: tale attività dovrebbe essere rivolta direttamente alle famiglie, perché siano messe nella condizione di tenere con loro i bambini e, conseguentemente, sempre meno siano i minori inviati agli istituti. Gli enti chiamati a porre in essere tali iniziative, in attuazione del principio di sussidiarietà, pertanto, devono dedicare una crescente attenzione e dedizione all’esecuzione delle attività di solidarietà mirando a prevenire l’abbandono.